IN FAMA DI STREGA

Autori
Regia di Andrea Vitali
Sceneggiatura e testi di Giordano Berti

Personaggi principali
Zenevra, Orsola, due inquisitori, due testimoni, tre giudici, un prete.

Personaggi secondari
Il fidanzato di Orsola, tre guardie, il notaio, il boia, il chierichetto, il pubblico del processo

Persone partecipanti allo spettacolo
10 attori 
30 comparse (o più, secondo la disponibilità)

Esigenze tecniche
Service luci e audio, oltre a quanto indicato all'inizio di ogni scena (esclusi gli oggetti di scena reperiti dal regista). Prove la sera precedente lo spettacolo.

Ia scena - La casa di Zenevra
1 tavolo, 3 sedie, 1 madia, 1 angoliera, vari oggetti di scena

Zenevra è conosciuta da tutti per la sua conoscenza delle erbe medicamentose. Da lei vanno uomini e donne per riconquistare l'amore perduto, perché vada in porto un affare, per curare un ulcera, per guarire il fuoco di S. Antonio, per conoscere il futuro. In segreto, Zenevra ha anche aiutato giovani ragazze ad abortire con un beverone di prezzemolo e molte preghiere. Si dice che abbia persino venduto il suo corpo per denaro, ma forse è una diceria della gente bigotta. Zenevra, comunque, è famosa come medichessa, non come donna di facili costumi.
La prima scena descrive la vita quotidiana di questa donna e i suoi rapporti con i compaesani. Si conclude con l'arrivo delle guardie, che leggono a Zenevra una generica accusa, perquisiscono la casa e infine portano la donna in carcere. 

IIa scena - Il carcere
1 tavolo, 1 sedia inquisitoria, 1 sedia da interrogatorio, 1 scala di legno con accessori per tortura o 1 letto di stiramento, varia oggettistica di scena

In carcere vengono riletti a Zenevra i capi d'accusa. Orsola aveva detto al capitano delle guardie di avere perso un bambino per causa delle stregherie di Zenevra. Disse pure che la stessa Zenevra le confidò molto tempo prima di aver imparato le sue arti da una "Maestra del Gioco", presso la quale Zenevra si recava in volo in certe notti dell'anno. L'accusata si professa innocente, ma non viene liberata. Giorni dopo, inizia l'interrogatorio da parte delle autorità competenti: inquisitori giunti apposta da Vicenza.
Alle domande degli inquisitori, basate su un formulario canonico, la donna spesso non sa o non vuole rispondere. In effetti, Zenevra si era vantata spesso, e con molta gente, di avere appreso le sue arti da una misteriosa Signora, ma confessa ai giudici di avere detto queste cose per darsi l'aria di donna sapiente e così procurarsi dei clienti. Zenevra cerca di mettere la cosa sul ridicolo, irridendo la credulità della gente, ma gli inquisitori la pensano diversamente.
A causa della sua reticenza viene giudicato necessario l'uso della tortura. Per tre volte le viene dato il "tratto di corda" e ogni volta, mentre è sollevata, Zenevra dice che avrebbe confessato tutto, ma quando la rimettono giù lei ripete sempre e soltanto le solite cose.
Nei giorni seguenti gli inquisitori contestano alla donna fatti ben più gravi. C'è chi l'ha vista, a tarda notte, uscire di casa sotto forma di lupo. Altri l'hanno notata fare dei segni misteriosi durante la messa domenicale, mentre metteva in tasca un'ostia dopo avere finto di fare la comunione. Altri sono certi che fu lei a procurare la grandine che rovinò le messi l'anno prima, e che fu per causa sua che andò a male il latte di molte fattorie, che il formaggio era spesso pieno di vermi, che le mucche avevano le code intrecciate, eccetera. Le vengono mostrati gli attrezzi trovati in casa sua: bastoni con segni strani, i barattoli contenenti polveri colorate e unguenti misteriosi, eccetera.
Zenevra nega tutto, e addirittura si prende gioco degli inquisitori, che credono possibili le fandonie di cui parlano. A questo punto comincia una tortura sempre più pesante. Sul banco di stiramento Zenevra comincia a fare le prime ammissioni e dopo un pressante interrogatorio si decide a confessare nella speranza di salvarsi. Ma è tutto inutile. Gli inquisitori vogliono sapere chi è la "Signora del Gioco", chi sono i complici, eccetera. Messa alle strette, la donna decide di vendicarsi di chi le vuole male e comincia a fare i nomi: prima di tutto Orsola, e poi altre persone che sospetta l'abbiano accusata. Sulla base di queste confessioni Zenevra viene rinviata a giudizio. Da lì a poco comincia il processo.

IIIa scena - Il tribunale
1 tavolo lungo per i tre giudici, 1 banco per gli imputati oppure una gabbia, sedie per il pubblico

Nel corso della requisitoria viene riletta a Zenevra la sua confessione in carcere. Poi sono chiamati a al banco dei testimoni sia alcuni paesani, sia le persone chiamate in causa da Zenevra, tra i quali c'è anche Orsola, la sua prima accusatrice. Zenevra prima nega tutto ma poi, vistasi perduta, riconferma la confessione resa in carcere e accusa Orsola e altre persone di aver partecipato ai balli notturni con la "Signora del Gioco", di aver adorato il demonio e di aver compiuto assieme lei gli efferati delitti che le vengono attribuiti.
I nuovi accusati vengono a loro volta interrogati e, poiché negato ogni addebito, vengono arrestati. A questo punto il processo si avvia alla conclusione. Gli inquisitori emettono la condanna al rogo, la donna viene prelevata e portata in processione sino alla piazza, dove viene allestito il palco per il supplizio.

IVa scena -  La piazza
Alcune fascine di legna intorno a 1 palo, 1 manichino da bruciare, 30 fiaccole

Il finale si svolge secondo il classico rito dell'autodafé. Un sacerdote accompagnato da un chierichetto invita Zenevra a pentirsi del male compiuto e, dopo le dovute preghiere e benedizioni, abbandona la donna al boia, che accende il falò sul quale morirà Zenevra.

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