LA BIBLIOTECA MAGICA DI LEONARDO DA VINCI
 
Estratto dall’articolo pubblicato sul mensile "Giornale dei Misteri", anno XXXII, n.364, Febbraio 2002, per gentile concessione della Direzione della rivista.
 






Leonardo da Vinci (1452-1519) 
è una delle figure più notevoli 
della storia della cultura e dell’arte. 
È una personalità complessa, 
ricca di sfumature e contraddizioni 
intuibili solo se oltre alle opere 
pittoriche e scientifiche si esaminano 
anche i suoi scritti letterari.


Autoritratto di Leonardo,
sanguigna su carta, 1512
Torino, Biblioteca Reale

 

(...) Il mito del genio leonardesco ha le sue origini nell’eclettismo del personaggio e nel carattere spesso sfuggevole delle sue opere. Tuttavia egli non è sempre stato considerato un genio; questa attribuzione risale alla fine dell’Ottocento, quando Jean Paul Richter approfondì le fonti scientifiche e filosofiche di Leonardo e tracciò un profilo che ingigantiva enormemente le sue doti (...).
Agl’inizi del Novecento cominciò a svilupparsi un nuovo filone del mito grazie a Paul Vulliaud, che evidenziò un presunto contenuto ermetico dei dipinti leonardeschi. Da qui presero vita altre esagerazioni coltivate da pseudo-esoteristi che riconobbero in Leonardo il “grande iniziato” ai misteri della magia naturale (...) e persino il Supremo Maestro del fantomatico Priorato di Sion (...). 
Su un altro versante Benedetto Croce mise in dubbio la levatura filosofica del pittore; Sigmund Freud tentò di dare una chiave psicanalitica ai suoi molteplici interessi; Leo Olschki svalutò con decisione le conoscenze tecniche leonardesche alla luce della scienza rinascimentale. (...) Solo recemente il genio leonardesco è stato collocato al suo posto, non certo di primo piano, entro la cultura del Rinascimento (...). 
Tra i suoi molteplici interessi figura anche la magia, un fatto che emerge con chiarezza dall’esame dei suoi scritti e dalle liste di libri che gli sono appartenuti. Ma in cosa consisteva quella biblioteca e quali curiosità l’artista-scienziato coltivava nei confronti della magia?
Analizzando il Codice Atlantico e il Codice di Madrid, risulta che la biblioteca di Leonardo fosse composta da 55 libri pertinenti alle lettere (...). Altri 50 libri sono attinenti a diversi rami della scienza (...). Tutto sommato era una biblioteca ragguardevole, considerato il costo dei libri a quell’epoca e soprattutto l’ambiente cui Leonardo apparteneva: quello dei cosiddetti “meccanici”, cioè tecnici di basso rango (...); ma d’altra parte egli non era un letterato.
Negli elenchi citati è interessante la presenza di testi relativi ad argomenti oggi considerati magici, ma che al tempo di Leonardo erano parte della cultura ufficiale. Tre opere sulle virtù di erbe, dei minerali e degli animali (...). Tre opere introduttive all'astronomia (...). Un trattato di mnemotecnica (...). Sono citati anche testi di contenuto specificamente astrologico (...), un trattato di medicina e anatomia umana con riferimenti alla tradizione astrologica (...), un notissimo libro di fisiognomica e due anonimi trattati di chiromanzia (...)
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Il feto nell’utero
disegno a punta di metallo, 1510-12
Biblioteca Reale di Windsor

 
Nella biblioteca di Leonardo s’incontrano anche due opere intitolate “Tebit” ed “Ermete filosofo”. Infatti Tebit ben Corat, enciclopedista arabo del sec. XII e presunto autore di un trattato sulle “legature magiche”, si trova ripetutamente citato nelle opere di meccanica (...). Riguardo a Ermete, invece, è nota la moda culturale che imperversò in Europa tra i secoli XV-XVII. Dopo che a Firenze il sacerdote Marsilio Ficino cominciò la traduzione delle opere del “mago egizio”, il nome di Ermete era sulla bocca di tutti (...). Non bisogna stupirsi, perciò, che anche Leonardo possedesse qualche testo ermetico; ma nei suoi manoscritti si trova solo un’eco lontanissima delle dottrine ermetiche e di qualsiasi teologia (...).













Annunciazione
olio su tavola, 1472-75
Firenze, Galleria degli Uffizi

 
Va poi rilevata l’assenza totale, nella biblioteca leonardesca, di opere relative alle “scienze occulte” tipiche del Rinascimento: alchimia, teurgia, negromanzia, tecniche di fascinazione, arti mantiche, ad eccezione della chiromanzia. Ciò non significa che Leonardo non abbia potuto leggerne, tanto più che (...) è nota la profonda e duratura amicizia con Tommaso Masini da Peretola, detto Zoroastro, mago e “meccanico” alla corte sforzesca. Ma, come ha rilevato Gombrich (1983), i giudizi di Leonardo sulla magia cerimoniale e sulle arti occulte in generale sono troppo chiari per dare adito a dubbi. Non di rado egli si scagliò contro quelli «che si fecero botega con incanti e miracoli finti, ingannando le stolte moltitudini» (Codice F, f.5 v), e specialmente contro i negromanti, i quali affermavano «che l’incanti e spiriti adoperino e sanza lingua parlino (...) e portino gravissimi pesi, facino tempestare e piovere, che li omini si convertino in bestie, benché in bestia entran prima quelli che tal cosa affermano» (Codice Windsor, 19048 v). L’artista-scienziato non risparmiò i suoi sarcasmi a certi alchimisti, ai quali rimproverò la sete di guadagno più che la pratica in sé (...).
Altre critiche di Leonardo erano rivolte contro «l’astrologia giudicale, perdonemi chi per mezzo degli sciocchi ne vive» (Codice Urbinate, f.13 v) come pure alla fisionomia e alla chiromanzia (...). In polemica con i maghi, Leonardo scrisse alcune delle sue pagine più belle a favore della pittura; infatti, quella capacità di dominare la mente umana che i “negromanti” cercavano nei riti magici, secondo il genio di Vinci è una virtù propria di quegli artisti che, con l'artificio della prospettiva e dei colori, sanno evocare nello spettatore le più diverse senzazioni.























La Vergine delle Rocce
olio su tavola, 1503-06
Londra, National Gallery

 
Tornando alla biblioteca di Leonardo, vale la pena sottolineare la presenza di numerose grammatiche latine e di poche opere classiche (...). Ma nonostante i suoi sforzi, a quarant'anni Leonardo era ancora alle prese con i rudimenti della lingua latina (...).
È dunque giusta la definizione di «omo sanza lettere» che l'artista diede di se stesso? In un certo senso sì (...). Ma ciò che rende Leonardo affascinante, soprattutto agli occhi di noi moderni, sono le stupefacenti intuizioni che lo spinsero a svolgere ricerche sulla luce, la prospettiva, l'anatomia, la botanica, la geologia, la dinamica dei fluidi, il volo degli uccelli, l'ingegneria militare e civile. Si trattò di sogni senza solide basi teoriche, di tentativi spesso impacciati, di esperimenti che precorrono solo vagamente alcune tecnologie del Novecento; ma il fatto stesso di vedere realizzati quei sogni, dopo tanti secoli, ha contribuito alla nascita del mito di Leonardo
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